Visualizzazione post con etichetta serie tv. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta serie tv. Mostra tutti i post

martedì 24 dicembre 2019

GOODBYE, FRIEND



venerdì 24 maggio 2019

FLEABAG

Le famiglie disfunzionali esistono ovunque: oggi mi ha colpito in pieno questa consapevolezza mentre guardavo Fleabag. Rendermi conto di una cosa tanto banale mi ha dato un accenno di serenità in più che mi mancava. Le famiglie disfunzionali esistono ovunque, altri lo sanno nascondere bene, altri non riescono a nascondere l'evidenza. Fleabag è improntato su questo concetto ma anche sul convivere con una solitudine immensa che le urla e le scenate non riescono a riempire mai, non sembra avere origini e vive con te nelle giornate apatiche della tua vita mettendo piano piano le sue radici insieme ai sensi di colpa e soprattutto alla nostalgia, quest'ultima probabilmente tra le cause della sopracitata solitudine che nessuno si sa mai spiegare. Bramare un contatto fisico, convivere col terrore di svegliarsi ogni giorno da soli. Innamorarsi di qualcuno che finalmente ci ama nel modo in cui pensiamo di meritare, qualcuno che nota le nostre momentanee assenze fuori dal mondo ed è disposto ad avventurarvisi insieme a noi. Ma il tempo non è mai buono o clemente, essere innamorati al posto giusto nel momento giusto è una fortuna che può capitare pochissime volte nella vita.
Di tutto questo calderone di tentativi per stare al mondo, rimane a galla nient'altro che la cara immortale speranza. Anche quando non vorremmo in realtà ci proviamo sempre, un respiro dopo l'altro.

Io vivo per chi scrive delle sceneggiature da Dio e le interpreta pure da sé: per me è la forma più alta di talento e tentare di raggiungere almeno un centesimo l'onestà di chi riesce a farlo così bene è il sogno primo della mia vita.




Fleabag di Phoebe Waller-Bridge, con Andrew Scott. Seconda stagione. 


domenica 10 giugno 2018

Thread - Patrick Melrose


Clicca sul tweet per leggere il thread. 

martedì 26 dicembre 2017

DOCTOR WHO / LAUGH HARD. RUN FAST. BE KIND.


A lungo ho pensato alle parole che avrei scritto, quando Steven Moffat avrebbe detto addio a Doctor Who. Ad oggi, comprendo che, quando penso a quest'uomo, non mi viene in mente nient'altro che il suo amore viscerale per questa serie. Una fedeltà incrollabile in questo personaggio particolare che ha contribuito a cambiare e far crescere in maniera epocale. Questo personaggio particolare che ci mantiene bambini e sognatori. E' il compito più difficile dell'Universo, non perdersi dentro i noiosi affanni di una vita adulta. 

Ci sono parole che rimangono con noi molto più a lungo rispetto ad altre, insegnamenti e rivelazioni che s'imprimono di più nella mente, mentre altre sfumano nell'esatto momento in cui ci distraiamo. Ricordo chi mi ha spiegato per la prima volta il significato di qualche parola e ricordo chi mi ha insegnato determinati atteggiamenti, per poter stare al mondo.
Breve discorso che porta al mio Dottore preferito: l'Undicesimo, il figlio prediletto di Steven Moffat, il quale finalmente con la quinta serie ha preso in mano la direzione dello show per portarlo su una strada senza più ritorno. Nessun rimpianto, né rimorso: Geronimo!, davvero, senza pensarci due volte a sbattere violentemente contro le convenzioni, la logica, la tradizione e i muri. Un Dottore che si ferma a metà tra un vecchio e un bambino e decide di lasciarsi indietro il dolore, correndo lontano il più possibile. Ridendogli forte addosso, posticipandolo, non dandogli voce, non lasciandolo parlare, non facendosi frenare dai rimorsi, dalle perdite e dalle parole non dette. 
Quando perde i Pond, l'Undicesimo Dottore non ne parla più. Guadagnandosi tutta la mia comprensione e il mio rispetto.
Il suo dolore è solo il suo e decide lui se farlo vedere, decide lui di non parlarne, decide lui di nasconderlo e non pensarci.
Mentre il dolore è comunque lì come un'assenza ingombrante, nelle pareti blu del suo TARDIS e negli abiti improvvisamente più scuri perché questa è l'unica voce che lui gli concederà. 
Ho sempre definito l'Undicesimo Dottore molto meno umano rispetto al Decimo, affermando di apprezzare un sacco questa sua qualità. Nel momento in cui scrivo, mi colpisce in pieno la consapevolezza che probabilmente l'Undicesimo sia stato il più umano dei due. Quello che va avanti per non fermarsi a pensare. Quello che nasconde i suoi veri sentimenti per non averci nulla a che fare. Quello che si tiene il lutto dentro perché è solo il suo e nessun altro può capirci nulla. Quello che più si avvicina al mio cuore.
Se dovrò parlare di Steven Moffat non posso farlo senza citare l'Undicesimo Dottore, che quest'uomo ha fatto vivere e in cui ha riversato tutta la parte migliore di un sogno che durava da una vita. Ci sono tante lacrime, riflessioni e sorrisi che devo a Steven Moffat. Mettere tutto dentro queste parole è forse la parte più difficile. 

Ho parlato prima di momenti particolari che non sembrano sfumare via, con gli anni. Quando mi hanno detto che Babbo Natale non esiste, l'ho vissuta come una violenza psicologica assurda. Io non avevo bisogno di quella rivelazione, io avevo bisogno di credere in quella figura che in tutti i modi gli altri cercavano di cancellare dall'esistenza. Ricordo ancora l'iniziale sentimento di rifiuto come fosse ieri. 
Questo show e coloro che ci hanno lavorato in tutti questi anni, hanno dato un pretesto alla bambina del mio passato affinché potesse continuare a credere. E' davvero tutto ciò che devo a questa serie tv e tutto ciò di cui sono grata, per estensione, anche a Steven Moffat. Che ha saputo parlare al mio cuore e darmi un personaggio che più si avvicinasse ai miei sbagli. E non ho iniziato nemmeno a parlare delle donne nate dalla sua penna: forti, affamate, libere, curiose e indimenticabili. River Song, Amelia Pond, Clara Oswald e Bill Potts, pezzi di storie senza una fine. Nessuna di loro muore o scompare davvero dal tempo.

E poi è arrivato Peter Capaldi, di cui ricordo l'iniziale delusione per la scelta di un attore che era abbondantemente già apparso in Doctor Who e in Torchwood. La mia proverbiale diffidenza mi portava a credere che avrebbero sicuramente fatto un macello per spiegare questo ingombrante paradosso; tempo due stagioni (la mia preferita, di sua, rimane la 9) e mi sono ricreduta e affezionata. Una diffidenza spazzata via dalla conoscenza di un'altra infanzia, la sua, che cercava anche di sopravvivere.
Se penso che Capaldi e Moffat siano stati lì davanti alla tv sin dagli arbori di Doctor Who e, in qualche modo, abbiano impostato i loro sogni partendo dal loro amore per questo show, stento davvero a crederci.
Eppure, d'altro canto, non mi sorprende davvero. 


Da questo momento in poi, scrivo come qualcuno che ha già visto due volte l'episodio finale di Steven Moffat e Peter Capaldi e si è fatta un bel pianto sostanzioso. 
Come ho scritto altrove, l'episodio finale di Steven Moffat non è stato pieno di mostri, cattiverie, plotting e casini. Il suo addio ha avuto la forma di un episodio pacifico, sereno, malinconico, persino divertente. Per una volta nessuno cerca di ammazzare nessuno e il bene vince senza nemmeno combattere. Così atipico per uno come Steven Moffat, che per me ci sta tutto. Ha detto addio al Dottore nella maniera più grata possibile: in silenzio, attraverso la persona di Peter Capaldi. Attraverso le parole che non ha saputo dire, perché le ho avvertite tutte.

Due sognatori che hanno lasciato lo show nello stesso modo in cui l'hanno conosciuto: con un cuore da bambini. Solo i bambini sanno il nome del Dottore, se il loro cuore è al posto giusto e le stelle sono favorevolmente allineate. Saranno coloro che non cresceranno mai veramente, né dovranno dire addio davvero. Saranno coloro che si affideranno alle storie, per non perdersi mai nel caos della loro mente e del mondo là fuori. Tutti siamo storie, alla fine. Se il nostro cuore è al posto giusto e le stelle sono favorevolmente allineate, non finiremo mai.
Per sempre grata. 



mercoledì 30 agosto 2017

GAME OF THRONES / S7


Seguono i miei momenti preferiti della S7 di Game of Thrones, appena conclusa. Ovviamente Spoilers.





Quando Arya arriva a Winterfell dopo tanto tempo e si guarda intorno.

Quando Jon incontra Daenerys per la prima volta. Ricorderò sempre il modo in cui lui la guarda, a separarli un'atmosfera pregna di parole.

Quando Jaime cade in acqua, sprofondando sempre di più. Ho passato una settimana a chiedermi se il peso della mano d'oro e dell'armatura non lo sfavorissero nella risalita. Per fortuna che Bronn esiste.

Quando Jon sembra arrendersi ma poi arriva Daenerys bella come non mai.

Quando Tyrion rivede Cersei dopo una vita e la guarda in un modo così rancoroso che mi ha reso felice.

Quando, quasi in lacrime, le ordina di farlo uccidere dalla Montagna.

Quando Ditocorto finalmente muore e mi fa passare dalla gioia alla tristezza in due secondi.

Quando Theon abbandona Reek per ridiventare se stesso.

Quando Jaime se ne va per non voltarsi mai più. Quel fiocco di neve che si posa sul suo guanto.

Quando inizia a nevicare ovunque.

Quando Arya e Sansa finalmente fanno le persone adulte e uniscono le loro forze in nome di Ned Stark, sempre presente nei loro cuori, sempre nella neve.

Quando Jon bussa alla porta di Daenerys e subito si pente. E poi lei apre e non c'è più via di ritorno.

Quando Bran scopre che il suo vero nome non è Jon Snow, ma Aegon Targaryen: è lui l'erede al trono.


martedì 11 luglio 2017

DOCTOR WHO / S10


i miei salsicciotti


La decima stagione di Doctor Who è terminata e, nel momento in cui scrivo, Capaldi ha già finito di girare le ultime scene dello Special di Natale. Le sue ultime scene. Io la prendo sempre comprensibilmente male, quando iniziano a circolare quei tweet come "è la fine di un'era". Seriamente, non lo devono fare mai. L'ho vissuta con Matt, questa cosa, e l'ho vissuta malissimo. Il suo Dottore era e rimane il mio preferito, ricordo ancora il tweet del regista del suo ultimo episodio "buonanotte da me e da lui". Avrei spaccato qualcosa per non sentire quella triste sensazione vaga in petto. Seriamente.
Peter Capaldi è stato protagonista di alcune delle storie più belle di sempre e interprete sublime. E' lui il Dottore adesso e non riesco a pensare ad un altro, al posto suo. Quest'uomo che ha aspettato una vita per interpretare questo ruolo, l'ultimo dei veri fanboys insieme a Steven Moffat e a pochi altri.
Non ho neppure avuto la voglia di mettermi a fare ipotesi su chi possa essere il prossimo attore ad assumere il ruolo. Si vede che reagisco bene ai cambiamenti? 
Comunque sia, anche ieri appena ho letto "è la fine di un'era" gli occhi erano già partiti in quarta. Piango per le più piccole cose e non so cosa farci. Forse va bene così. Ma questo telefilm, questo personaggio, gli attori che lo hanno interpretato, gli scrittori che gli hanno dato forma...sono diventati una parte importantissima della mia vita. La parte che riservo ai sogni di una bambina che non è scomparsa mai davvero.
Non volevo fare un post strappalacrime, non ora almeno. Per quello, aspetto dopo aver visto il finale. O almeno quando mi sarò ripresa psicologicamente. 
In questo post volevo parlare della decima stagione e soprattutto di Bill Potts e della bravissima, bravissima Pearl Mackie. Un primo episodio così bello, dall'aria così classica ma allo stesso tempo nuova, non me l'aspettavo. Non pensavo certo mi deludesse, ma fino alla colonna sonora appena accennata, tutto l'episodio l'ho trovato bellissimo. Di questa stagione è quello che più ho adorato: il modo in cui è stata introdotta Bill, questa ragazza dagli occhi pieni di curiosità e un sorriso enorme, aperto a tutto. Bill che è piena di domande, Bill che vuole imparare. Tenace, intelligente, forte e bellissima Bill Potts. Uno dei personaggi più belli nati dalla mente di Steven Moffat (parlerò, un giorno, dei personaggi nati dalla penna di quest'uomo). 
L'ultima puntata di questa stagione invece è stata, a tratti, dolorosa da guardare.
Il Dottore che supplica Missy, lei che uccide la parte vendicativa e malvagia di se stessa e muore nell'atto di tornare indietro da lui, senza che lui lo sappia. Morire da soli. Il cielo senza stelle. Il pianto di Bill. Il Dottore che non si vuole più rigenerare, solo morire. Lontano ormai alla deriva, stanco, addolorato...solo morire. E' stato difficile, guardare tutto questo.
E quando alla fine è apparso il primo Dottore...mi sono rassegnata al fatto che sarà uno Special ancora più doloroso da guardare. 
Colmerò questi mesi senza il Dottore, a scrivere di lui. Sono sicura approverebbe. 
E' tutto, per adesso.

martedì 6 giugno 2017

ANNE WITH AN 'E'




Vista l'ultima uscita assurda di Netflix che dal nulla ha cancellato Sense8, nel momento in cui sto scrivendo mi domando se Anne with an 'E' sia stato rinnovato. Anzi, lo sto sperando proprio. Hanno cancellato The Get Down, tra le altre incomprensibili scelte, ma si sono premurati di rinnovare 13 reasons why perché evidentemente ne avevamo tanto bisogno. Vabbè.

Finisco con questa premessa al vetriolo e inizio il mio commento su questa perla, che mi ha lasciata estasiata e col cuore pieno. Anna dai capelli rossi la conosciamo più o meno tutti: da qualche parte nella nostra infanzia c'è una ragazzina con i capelli rossi, una storia triste, e tantissimi fiori intorno. Fondamentalmente se tu parli di Anna dai capelli rossi, parli di una storia triste. E la gente si scoraggia, persino a pensarci. Confesso di aver esitato anch'io qualche tempo, prima di decidermi a guardare l'adattamento by Netflix, che mi aveva già convinta dal trailer. C'ho messo qualche tempo proprio perché l'idea di immedesimarmi in una storia triste, che comunque già conoscevo, non mi attirava tantissimo. Sbagliavo. Per metà, ma sbagliavo.
Ovvio che la storia di Anne Shirley (Cuthbert) è una storia triste, tristissima, ma ciò che nessuno -me compresa- sembra ricordare mai è che il potere dell'immaginazione e della fantasia è il nucleo della sua storia. E' ciò che la salva dal destino avverso, dalla tristezza e dal dolore. Tutto questo è stato catturato alla perfezione soprattutto grazie alla fotografia di una bellezza commovente, che inizia a lasciarti a bocca aperta già dalla sigla di apertura. Una delle più belle che abbia mai visto.
E alla fine sbagliavo ad esitare, questo l'ho capito. Ho capito pure che, in realtà, avevo un sacco bisogno di vederlo e che il desiderio fortissimo di avere i capelli rossi, dopo tutti questi anni, non è mai passato.
E quindi Netflix, vedi di pensarci veramente bene a tu sai cosa.

sabato 13 maggio 2017

SENSE8




Nomi risolve. Lito convince. Will protegge. Riley cerca. Wolfgang rischia. Capheus spera. Sun combatte. Kala ragiona.
In otto, formano una sola persona otto volte.
Se dovessi mettermi a parlare di empatia, direi innanzitutto che è qualcosa che ho faticato molto a conoscere, comprendere ed accettare. Mi ha lasciata senza fiato, il momento in cui mi sono resa conto di essere una persona empatica. La cosa più difficile da accettare, però, è stato rendermi conto che non tutti lo sono. Quella è stata una strada più lunga da percorrere, un cammino più arduo da compiere. Ad ogni modo, alla fine sono arrivata alla tanto agognata consapevolezza.
L'altro giorno, mentre cercavo di spiegare a un'amica la trama di Sense8, stavo per mettermi a piangere. 1, perché questa seconda stagione è stata una spanna infinitamente più bella, rispetto alla prima (per quanto mi riguarda). 2, perché il concetto sul quale si basano e ruotano le storie dei personaggi, è ciò che mi da speranza. E' ciò che dovrebbe muovere il mondo. Non si può cambiare il mondo, dice ad un certo punto un personaggio, ma si può iniziare a cambiare noi stessi. Ho da sempre improntato la mia vita su questa convinzione e Sense8 me l'ha fatto chiaramente capire, più che mai.
Oggi ho saputo che la terza stagione sarà l'ultima e mi è presa così a male, al pensiero di non rivedere questa versione del mondo fatta di persone migliori dalle intenzioni migliori. Lana Wachowski, ti dovessi mai incontrare, ti ringrazierei milioni e milioni di volte ancora, fino alla fine del mondo.

giovedì 20 aprile 2017

BROADCHURCH




Nel lontano 2012 mi mettevo in pari con Doctor Who (aka: Smithy faceva il suo trionfante ingresso nella mia vita) e sovrappensiero, mi chiedevo che fine avesse fatto David Tennant, dopo la sua dolorosissima traumatica rigenerazione. Ricordo come fosse ieri di aver googlato news su di lui perché io sono tuttora così: mi preoccupo che i miei attori stiano ancora lavorando, abbiano ancora uno stipendio, stiano mangiando. Cose così. Insomma, il risultato di Google mi riporta una foto dal set di lui invecchiato (++breaking news++), con barba annessa (ricordo mi fece vagamente pena, inizialmente. Po-ve-ra sce-ma) in quello che sembra un cimitero (la chiesa di Paul), accanto a una sconosciuta (O L I V I A / C O L M A N) e l'articolo spiegava che fosse impegnato a girare una nuova serie chiamata Broadchurch. Mi ricordo tutto. Ricordo pure d'aver chiuso l'articolo, sollevata che avesse ancora uno stipendio. Giuro.
Comunque, a parte gli scherzi (no è tutto vero giuro), il lontano 2012 è stato l'anno in cui -tra le altre cose- è nato e cresciuto, senza ancora fermarsi, il mio amore per il signor Tennant.
A testimonianza di ciò, la sua filmografia disponibile che piano piano iniziava a riempire tutta la memoria del mio pc appena comprato (rip), fin quando è arrivato poi Broadchurch, l'anno successivo.
Perché poi è arrivato Broadchurch. E lì è stata la fine e il lento declino per me e il mio povero pc.
Io sono stata una di quelle che ha iniziato Broadchurch perché c'era David (c'è qualcuno che non l'ha fatto?), per poi rimanere perché stregata dalla trama e soprattutto da tutti gli altri. Il resto è storia.
Quattro anni dopo sono qui, a scrivere della sua fine, che non sarà mai una fine, perché posso contare tutte le lacrime che questo telefilm mi ha fatto piangere e io ricordo sempre le cose che mi hanno fatta piangere.
Non dimenticherò mai l'ansia generale di quando fu mandata in onda la 1x08 e nell'attesa di guardare l'episodio, misi filtri di parole ovunque sui miei social, per evitare che mi venisse spoilerato il colpevole. Che per altro avevo azzeccato.
Non dimenticherò mai l'amore per la colonna sonora di Ólafur Arnalds, così perfetta, come perfetta è stata la fotografia mozzafiato, per tutte e tre le stagioni.
Non ho mai vissuto con /dolore/ (coffSHERLOCKcoff) lo hiatus tra una stagione e l'altra, c'era tristezza quando una stagione finiva, certo, ma mai quella frustrazione che con Sherlock ormai è (era? 😡) la norma. L'ho sempre apprezzata questa cosa, ecco perché sono stata piacevolmente sorpresa e sollevata quando hanno annunciato che Chris Chibnal prenderà il posto di Steven Moffat (che per me è il più grande) alla "conduzione" di Doctor Who.
 Broadchurch è stata una vera e propria gemma e i personaggi che racconta seguono una crescita così coerente, nel loro cammino, che te li fa apprezzare il doppio. Si combatte con i propri mostri, sempre. Mi mancheranno tutti, sono stati quattro anni ricchissimi d'emozioni anche grazie a loro.

mercoledì 29 marzo 2017

PLEASE LIKE ME



Please Like Me l'ho terminata con le lacrime agli occhi e un cuore grato e triste insieme. Questa serie è stata l'antidoto perfetto, in questi giorni: il rifugio ideale fatto di risate, di onestà, di una casa composta da amici e da amore, di coperte, capelli arruffati, cibo delizioso. Questa serie parla di inclusione, di rispetto verso l'individualità dell'altro, di cose finalmente dette e di cose che non è necessario dire. Accettare l'altro e aiutarlo a stare a galla, senza però perdersi. Non ho davvero mai visto una serie di questo tipo, di un'originalità portata in alto fino alla fine; mai banale, sempre sorprendente, fresca, gioiosa, importante. Una boccata d'aria nuova e così tanto necessaria, che non mi rassegnerò mai della sua fine. Il mio perenne cuore da ventenne sarà sempre grato a Please Like Me.

venerdì 24 marzo 2017

LOVE



Love, ennesima benedizione by Netflix, ha avuto le giuste parole per raccontare con una verità sorprendente dei miei casini, dei miei imbarazzi, delle promesse non mantenute, dell'inadeguatezza perenne, del non sentirsi adatti per vivere questa vita insieme agli altri, dell'essere troppo empatica, ansiosa e problematica per vivere serenamente... Ma Love ha avuto soprattutto il sapore delle feste a casa mia e delle enormi mangiate, dei canti, del vino, delle risate, del ritrovarsi in strada in uno stato non proprio dignitoso ma disposti a dar tutto alla notte, alla vita e pure alle nostre paure.
E forse è il periodo che sto attraversando -anzi probabilmente- quello che mi fa vedere oltre la semplice storia d'amore 'leggera', come potrebbe essere per molti, ma alcune scene di Love sono state per me un vero e proprio manifesto dei miei ultimi anni. Anche se non sono ancora nei trent'anni. Anche se spero di arrivarci con in mano una manciata d'equilibrio in più. Anche se sarò immensamente triste di lasciarli andare, questi venti cieli. Roba allegra, insomma. Se vi capita di ritrovarvi con quanto scritto su: guardatelo.

domenica 12 febbraio 2017

DIRK GENTLY'S HOLISTIC DETECTIVE AGENCY



Più di una persona mi ha consigliato di guadare questa serie e di consolarmi momentaneamente così, visto il limbo in cui mi ha lasciato Sherlock. Mentre guardavo il primo episodio già ringraziavo il cielo di aver seguito questi consigli e la puntata non era nemmeno terminata che già Dirk Gently's Holistic Detective Agency -un titolo corto-, è subito diventato uno dei miei Show preferiti. Uno di quelli che ti fanno penare per avere la seconda stagione... quindi diciamo che non ha cambiato di molto le cose perché sempre di buttare sangue si tratta (sigh).  
Ad ogni  modo ho adorato questa nuova perla by Netflix perché sin da subito si è presentata come un misto di demenzialità, comicità, misteri da risolvere, momenti seri, fantascienza. A questo si aggiunge anche una punta di filosofia qua e là che non fa mai male. Dirk Gently ha un passato, che ritorna sotto forma di occhi lucidi e tanta saggezza, nascosta sotto la demenzialità. E' quel passato il mistero non svelato dell'intera prima stagione, ma anche gli altri personaggi, i migliori amici che vorresti, sono così vivi. Questa serie è stata per me tutto quello che Stranger Things (che io ho adorato, ma non a livelli così esagerati) è stato per il resto del mondo, se proprio devo dirlo in breve. Lo riguarderei altre cento volte, se solo questi esami non continuassero ad estirparmi la voglia di restare sveglia.


martedì 24 gennaio 2017

SHERLOCK BBC / THE FINAL PROBLEM

Ho guardato l'episodio una settimana fa e al di là del cuore impazzito, della malinconia di una possibile fine e della tristezza nel leggere polemiche su polemiche sterili, ciò che mi ha lasciato quest'ultima puntata (e l'intera stagione) è stata una canzone in testa e un'urgente voglia di scrivere. Così ho fatto e sono nate quattro pagine dal nulla. Scriverò ancora perché mi ha lasciato dentro così tanto, questa serie.
E' tutto ciò che dirò sulla puntata. 

lunedì 9 gennaio 2017

SHERLOCK BBC / THE LYING DETECTIVE

↳Questo post potrebbe contenere SPOILERS.



Voi non avete idea del sollievo che ho provato quando verso la fine della sigla è apparso Written by Steven Moffat. Ho pensato "cazzo sì, zio Steven, ora si ragiona"; "ora quel genio sadico sistema tutto (dove per 'sistema tutto' si intende anche 'stravolge tutto, ma almeno ha un senso')". E infatti, come tante altre volte, così ha fatto. Avevo così bisogno dell'atmosfera intima e misteriosa, la firma di questo telefilm, che mi era mancata tantissimo nel primo episodio. Perché ancora una volta capisco quanto questo telefilm faccia parte di me e ancora una volta sono stata orgogliosa di vedere una recitazione superba, una scrittura dell'episodio straordinaria; il dipanarsi, finalmente, di scenari nuovi che hanno un senso. La redenzione di John Watson, che mi era sembrato pressappoco un cretino nella 4x01, avviene nel dolore di un uomo che prende forma in tutta la sua ingombrante tristezza: it's sad and it's beautiful, come insegna il Dottore. Non Watson, l'altro.
Ho guardato l'episodio stanotte, appena Netflix (TI AMO) l'ha caricato e quando è finito, il batticuore non ha smesso e ho dovuto penare un po' per addormentarmi. Forse è stato il momento più adatto, guardarlo di notte sotto le coperte; rendermi conto che c'è una scena che mi porterò sempre nel cuore, perché mi ha ricordato una storia che scrissi, anni fa. Una delle più importanti, nella mia vita. Questo episodio è diventato il mio preferito, forse scalciando leggermente A Scandal In Belgravia, ma ha veramente tutto quello che io considero perfetto per un episodio. Ha perdizione, incomprensione, orrore, mistero, dolore e sopra tutte le cose: l'amor che move il sole e l'altre stelle. Se poi Sherlock Holmes ammette che anche lui è un essere umano, io sono apposto così per i prossimi decenni, grazie.
Grazie infinitamente, zio Steven, per non avermi delusa.  Come sempre. 🙏

lunedì 2 gennaio 2017

SHERLOCK BBC / THE SIX THATCHERS

Questo post potrebbe contenere SPOILERS (ed eventuale turpiloquio - scusate) quindi non leggete oltre, se non avete ancora visto la puntata e non volete rovinarvi tutto. 
Inserisco questo frame per il semplice motivo che quando ha alzato gli occhi mi è venuto un mezzo infarto.
 Di nuovo.

Ogni tanto il 2 Gennaio, ormai da anni e anni, può significare principalmente una cosa: che Sherlock Holmes si è degnato a ritornare ed è grande festa alla corte di Baker Street.
Seriamente, questo telefilm nel corso degli anni è riuscito ad assumere l'importanza che per me ha il Piccolo Principe: io sono la volpe.
No, non sto dicendo puttanate, se non avete già chiuso la pagina mandandomi a quel paese, ve lo spiego. Giusto perché la prevedo lunga, qua.
La volpe contava le ore che l'avrebbero separata dal Piccolo Principe e quelle stesse ore di attesa si trasformavano in felicità. Una felicità mista a malinconia, perché l'ora sarebbe arrivata e anche il loro incontro, poi, sarebbe finito. L'avete letto tutti il Piccolo Principe, dai, capite perché dico che io, da anni, mi sono trasformata in una volpe. Ed è una situazione abbastanza estendibile a tutto il resto del fandom, poveri noi, come ci siamo ridotti. Come CI hanno ridotti i MoffTiss della nostra sventura: geni sadici e calcolatori che si sono fatti due conti e, scommetto, nemmeno loro sanno come, sono riusciti a tirare su un impero di cuori spezzati e vite rovinate ma eternamente grate.

Senza farla lunga: ho conosciuto Sherlock Holmes e questo telefilm all'inizio del lontano 2012, anno in cui, per la maggior parte di esso, ho vissuto un periodo difficile della mia vita. E mentre attraversavo questo periodo di merda, un giorno, non so come, l'ho conosciuto e aveva la faccia strana di Benedict Cumberbatch. Senza fare alcun torto al signor Doyle del mio cuore, posso serenamente affermare che sono stata introdotta a lui e al suo odiato detective, da questo tizio con la faccia stranissima. Tutto Sherlock Holmes dell'edizione Mammut mi ha tenuto compagnia per lunghissimi mesi che sembravano non passare mai.
Questo breve papello per spiegare il perché sono così affezionata a Sir Arthur Conan Doyle, Sherlock Holmes, Benedict Cumberbatch e ai due dell'Ave Maria, Moffat e Gatiss. Mi hanno tenuto compagnia in un periodo difficile e hanno alleviato e intrattenuto un po' una ragazza ferita e persa, aiutandola inconsapevolmente a riprendersi. Ciò di cui sarò sempre certa è che tutti loro avranno un posto unico e speciale nel mio cuore...
Con questo la smetto, sennò zio Steven continua a guardarmi schifato. 

La 4x01 che mi aspettava fumante su Netflix, stamattina mi ha dato il buongiorno. Non mi sono nemmeno lamentata del fatto che i biscotti fossero finiti, mi sono bevuta il caffè in silenzio e mi sono fiondata davanti al pc. Non ho avuto subito la sensazione tipo "oddio finalmente dove cazzo eri?", almeno per i primi minuti. Certo, lui che racconta la storia dell'Appuntamento in Samarra, con i riflessi e le ombre dell'acqua sul viso è stato un grande inizio e mi è piaciuto molto. Divertente anche la scena dell'insabbiamento dell'omicidio di Magnussen o il battesimo di baby Rosamund,
Tuttavia è quando Greg (Giles, ha), va a presentargli il caso del figlio dei Welsborough, che ho pensato "sei tornato, you son of a-" e da lì in poi tutto abbastanza bene.
Bellissime e tristi le scene tra Amanda e Martin, alla luce della loro fresca separazione mentre giravano l'episodio. Ammetto di aver più volte esclamato "perché cazzo vi siete lasciati, bastardi" ad alta voce, ma invano. Vabbé.
Ma c'è stato qualcosa che, nel complesso, ha un po' stonato: non mi è piaciuto ciò che hanno fatto di John Watson. Soprattutto perché non hanno mostrato a sufficienza le """cause""" che l'hanno portato a tradire Mary, così a caso, come se niente fosse. C'era un passato ingombrante tra di loro, fatto di segreti e bugie, certo, ma perché far cadere così in basso un personaggio che aveva accettato tutto e si era imposto di guardare avanti: "i problemi del tuo futuro sono un mio privilegio", aveva detto. Mi state dicendo che John Watson è un bugiardo? Non lo accetto.
E' stato un crollo dovuto alla paternità? Minchia, s'è stancato subito allora. Non ha senso, è stato uno stravolgimento che ha dell'assurdo, a mio parere. Vero è che Gatiss ha avuto a disposizione una puntata sola, per fare tutto questo. E ci è riuscito, eccome se ci è riuscito...ma tranne per quanto riguarda John, mi dispiace. Ottimo espediente per lavorare sul suo senso di colpa nelle prossime puntate, ma comunque incomprensibile per me. Temevo la morte di Mary e l'aspettavo ormai da un po' (indimenticabile la tachicardia di 1h25 minuti alla visione della 3x02 perché temevo che l'ammazzassero così presto), ma conoscevo la storia letteraria canon e non e sapevo che sarebbe finita così. Anzi, almeno non l'hanno fatta morire di parto e baby Rosamund is still with us. Certo che m'hanno fatto piangere comunque, in quell'ultima scena, nonostante tutto.  Avevo già avuto il presentimento di una stagione più cupa e dolorosa già dal trailer e dagli stessi poster promozionali e questa era una cosa che mi faceva un po' paura. E infatti. 
Spero solo di non piangere troppo, ve prego zii Steven e Mark 🙏🙏🙏🙏