domenica 21 marzo 2021
martedì 16 febbraio 2021
venerdì 1 gennaio 2021
Promising Young Woman è un titolo terribilmente anacronistico e doloroso, se sei una donna vittima di violenze, quindi se sei una donna. Ovvio che non riusciamo nell'intento di essere interamente brillanti promesse, perché prima di arrivarci incontriamo un paio di uomini che o ci levano le possibilità di un posto nel mondo, o ci trattano alla stregua di vecchie scarpe rovinate dall'usura e ci basterebbe anche per una vita, se solo non avvertissero l'esigenza di fare ogni volta schifo. Allora sì, ho pensato guardando il trailer del film tempo fa, questa non è la storia di una giovane promessa e adesso che l'ho finalmente verificato, mi domando che senso avesse un trailer del genere, quasi fuorviante e ammiccante all'idea di un'eroina dorky che si vendica sugli uomini as a hobby. Black comedy un cazzo.
Io non ho mai visto un film tanto veritiero e serio, in vita mia. Ci sono dolori che pensi di portarti dentro da sola fino alla morte, ma poi ti guardi intorno e vedi qualcuna che non solo ha provato quello che hai provato tu, ma l'ha saputo raccontare meglio di te e allora ti senti vista, che non è poca cosa. Ti senti nel giusto e non più in colpa, come per quell'innocua volta che sei scattata quando il ragazzo con cui ti sentivi ha avvertito l'esigenza di dirti che ti preferiva senza trucco, come se fosse il più grande complimento a cui ambissi. Che imbarazzo, gli uomini, che fallimento. Lo mostra bene, il film, com'è facile ferire e dimenticare, com'è frequente allungare le mani e prendersi ogni vulnerabilità come se fosse diritto proprio. E mostra bene anche quanto sia difficile, pure per il tizio più normale che conosci, ammettere i propri errori. Chiamare le proprie colpe col loro nome.
Non abbiamo la possibilità di essere interamente giovani donne promettenti perché il mondo l'hanno promesso agli uomini e non si è visto mai da nessuna parte che qualcuno ceda sulle cose che gli spettano di diritto. Anche se ufficialmente non è ammissibile la proprietà dell'altr* e altre favole di questo tipo. Il film mostra il contrario, la realtà, in una maniera tanto urgente quanto disperata. O almeno io l'ho avvertito così perché così mi sono sentita.
Carey Mulligan, proteggi i miei anni, le mie disperazioni e vatti a prendere subito tutti i premi di questo mondo.
martedì 13 ottobre 2020
martedì 6 ottobre 2020
domenica 27 settembre 2020
mercoledì 23 settembre 2020
AUTORITRATTO
I personaggi che mi camminano in testa non hanno una loro voce e questo mi fa dubitare di me stessa come poche cose al mondo. Sono incompleti, insicuri, già perdonati. Disprezzano le pressioni del mondo (quindi della sottoscritta), scappano. A settembre la testa si fa piena di racconti, corpi con una storia che non riesco a raccontare...ma forse dovrei iniziare ad usare di meno l'avverbio 'mai', in relazione alle mie capacità. Stavo per scrivere 'non riesco a raccontare mai' ma mi sono ricordata che questo settembre è stato il primo vero mese dell'anno ad essere buono con me: ho scritto cose che avrei pensato di portarmi nella tomba, un giorno. Quindi meno 'mai'. A settembre duemilaventi ho finalmente tirato un sospiro di sollievo, dopo un anno di tachicardie anomale e labirinti mentali.
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lunedì 30 marzo 2020
sabato 28 marzo 2020
DUE MOTIVI
Fare le tre del mattino per due motivi: il primo, è questo strano doloroso tempo che non mi fa addormentare serena. Il secondo è una lunga lettera, qualcuno direbbe d'amore, che parla di spiriti affini a uno spirito affine. Ho scritto fino alle tre del mattino, mossa unicamente dal primordiale e persistente bisogno di esprimermi e di essere ascoltata. Allora ho parlato delle cure meticolose che mettiamo nell'arte, dell'ostinata onestà che mandiamo per il mondo servendoci di essa, e di tutta quella disonestà che resiste e che cerco di rintracciare io, in tutti i tessuti delle mie origini. Poi ho scritto del conforto che mi danno i miei amici e se non avessi avuto finalmente troppo sonno, mi sarei messa a piangere. Questa lettera è stata inviata che mancavano dieci minuti alle tre, con un bacio sulle dita a sfiorare lo schermo.
giovedì 26 marzo 2020
TUTTO ANDRÀ
Ho scritto che quando tutto sarà finito ci passeremo a prendere gli uni gli altri. Ci tireremo fuori a vicenda da lunghe settimane di lontananza, chiusura e attacchi di panico e ce ne andremo da qualche parte fuori, a santificare anche in silenzio (non ci farà più paura) il miracoloso dono delle connessioni umane in tempi bui come in tempi di luce.
mercoledì 25 marzo 2020
lunedì 30 dicembre 2019
AI PROSSIMI DIECI
martedì 24 dicembre 2019
GOODBYE, FRIEND
Sto finalmente guardando la S4 di Mr. Robot e siccome sarà l'ultima voglio solo ricordare uno dei miei momenti preferiti. C'è stato un tempo in cui avrei voluto tatuarmi ovunque questo collage: pic.twitter.com/nYKXeOJE0e— Caffellatte (@bitjou) November 17, 2019
#MrRobot— Caffellatte (@bitjou) December 24, 2019
Per tutti questi anni ho pensato che questa fosse una storia di ideali, tentativi, perseveranza e coraggio. E in effetti lo è stata. Adesso però so che questo è stato soprattutto il racconto del lungo viaggio di Elliot verso il vero sé, nascosto con cura dentro
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venerdì 13 settembre 2019
TRA IL TUTTO E IL NIENTE
E quindi ho avuto la fortuna, dicevo, ma anche una particolare sfortuna, adesso che ho finito l'università e dovrò cercare un lavoro, di dover fronteggiare:
a- il non sapermi per niente muovere nell'incertezza di un sostanziale numero di CV inviati e potenzialmente dispersi nell'etere: chissà se mi chiameranno; se mi chiamano in due come faccio a decidere su due piedi; chissà se noteranno l'assenza di esperienze professionali e mi giudicheranno boh un'incapace...
b- la paura e il senso di colpa di non trovare subito un lavoro all'altezza degli studi che hanno spaccato le schiene dei miei genitori, prima della mia. Da qui deriva l'intrinseco terrore di deluderli con scelte lavorative che potrebbero non "approvare" anche se nel loro accontentarsi, io ci leggerei sempre e comunque una scia di delusione.
c- l'incertezza, di nuovo, di non sapere con precisione quali strade prenderò nella mia vita, se cambierò idea, se mi accontenterò, se potrò mai mettere in pratica quello per cui ho studiato, se avrò mai successo, se un giorno dirò di essere finalmente soddisfatta della mia vita.
d- la degradante sensazione di non riuscire ad accontentarsi.
Avere il privilegio di pensare solo allo studio per molti anni mi ha dato modo di programmare in modo più o meno preciso la direzione della mia vita. Adesso che non avrò più esami da preparare, sostenere e superare, mi trovo ferma tra il tutto e il niente con tanti obbiettivi sparsi e nessuna convinzione di riuscire a raggiungerli. Non so come si fa con la vita vera e propria in un momento in cui mi dovrò gradualmente e dolorosamente staccare completamente dai miei.
L'incertezza è la mia personale sfortuna e potenzialmente il mio più grande nemico, d'ora in poi.
giovedì 29 agosto 2019
ANDARMENE
Andarmene

con una valigia piena
e una promessa
negli occhi
di rendere nulla
la lontananza.
Andarmene
col cuore appeso
e i silenzi
negli sguardi
che si salutano in fretta
quasi con noncuranza.
Preparerò
una valigia
di mattine dolorose
per portarle
via
e abbandonarle
sul ciglio della strada.
Ma lascerò
qui
la luce arancione
delle tende
ad aspettarmi,
come ogni volta.
28/08/2019
venerdì 24 maggio 2019
FLEABAG
Di tutto questo calderone di tentativi per stare al mondo, rimane a galla nient'altro che la cara immortale speranza. Anche quando non vorremmo in realtà ci proviamo sempre, un respiro dopo l'altro.
Io vivo per chi scrive delle sceneggiature da Dio e le interpreta pure da sé: per me è la forma più alta di talento e tentare di raggiungere almeno un centesimo l'onestà di chi riesce a farlo così bene è il sogno primo della mia vita.
mercoledì 8 maggio 2019
ZOOM
Io e L che cantiamo a pieni polmoni My Heart Will Go On mentre lei mi fa i capelli.
Uscire di casa da sola con la tesi in mano per raggiungere la macchina piena di tutti gli uomini della mia vita.
L'aula quasi vuota.
La calma improvvisa e impensabile, arrivata insieme al desiderio di volermi godere tutto tutto. Anche le imperfezioni che non uccidono davvero.
L'aula che si riempie impercettibilmente.
La tredicesima il diciassette.
Centodieci.
Io che non avevo mai ancora visto mio padre piangere.
La felicità di scoprire delle rose rosse sulla coroncina d'alloro.
Lo sfondo arancione nelle foto.
Fiori da Torino con un biglietto dalla mia infanzia.
I ritratti ufficiali.
Un dopocena in strada.
Di nuovo riuniti dopo tanto tempo. Di nuovo a rendermi conto che non passeremo mai, qualunque cosa essa significhi davvero.
Le canzoni sconce alla chitarra, cantate nel piazzale sotto la mia prima casa da fuori sede.
La nostra panchina piena di bottiglie a guidare assurde gare di free-style che mi hanno vista più volte pericolosamente a terra.
Il bene e la gratitudine immensi per ognuno di loro.
Il lungo, liberatorio, nostalgico forte pianto incontrollabile seduta a terra da qualche parte in mezzo alle luci quando verso le due di notte ho realizzato che tutto era finito.
Ce l'ho fatta.
mercoledì 6 febbraio 2019
UNA SERA
Ho finito per sempre gli esami ed è da una settimana che cerco di metabolizzare, soprattutto la sospettosa assenza dei sensi di colpa quando mi faccio certe dormite. Sospettosa assenza che ritorna, infatti, alla prima occasione possibile. Come me l'ha rovinata la vita, l'università. Lo dico sempre, ma sorrido ogni volta. Giuro. Adesso quando mi chiedono "e ora?", rispondo piuttosto drammaticamente che ora sono davvero scaraventata da sola nel mondo. E che non vedo l'ora, ma questo non lo dico.
Da quando ho superato l'ultimo esame della mia vita, una settimana fa, sono giunta davanti alla consapevolezza che ho cercato spesso di ricacciare indietro nella mia mente, in questi anni. Cioè che mo' so cazzi. Mo' so cazzi mettere in parole tutto quello che ho vissuto, mentre mi costruivo una cultura per imparare a muovermi nel mondo. Anche se questo l'ho capito davvero verso la fine: che lo studio m'è servito per imparare a vivere. E' impossibile, sarà impossibile, parlarne a comando e dire tutto: è stato troppo grande e inaspettato, da poter metabolizzare da qui a qualche anno.
Ho scritto da qualche parte che le parole arriveranno, all'improvviso, una sera.
Sono qui che le aspetto, da qualche parte nel futuro.




















