Ho avuto la fortuna (e insieme la sfortuna) di non dover lavorare mentre studiavo all'università. Non perché i miei siano persone che navigano nell'oro colato dal cielo - decisamente no - ma perché sono persone che hanno lavorato e sgobbato per darmi un'istruzione di tasca loro. Su questo non c'è mai stato modo di smuovere entrambi, anche perché chiaramente io non ce l'avrei comunque fatta, psicologicamente e fisicamente a terra com'ero a causa di non so più quanti esami tra triennale e magistrale.
E quindi ho avuto la fortuna, dicevo, ma anche una particolare sfortuna, adesso che ho finito l'università e dovrò cercare un lavoro, di dover fronteggiare:
a- il non sapermi per niente muovere nell'incertezza di un sostanziale numero di CV inviati e potenzialmente dispersi nell'etere: chissà se mi chiameranno; se mi chiamano in due come faccio a decidere su due piedi; chissà se noteranno l'assenza di esperienze professionali e mi giudicheranno boh un'incapace...
b- la paura e il senso di colpa di non trovare subito un lavoro all'altezza degli studi che hanno spaccato le schiene dei miei genitori, prima della mia. Da qui deriva l'intrinseco terrore di deluderli con scelte lavorative che potrebbero non "approvare" anche se nel loro accontentarsi, io ci leggerei sempre e comunque una scia di delusione.
c- l'incertezza, di nuovo, di non sapere con precisione quali strade prenderò nella mia vita, se cambierò idea, se mi accontenterò, se potrò mai mettere in pratica quello per cui ho studiato, se avrò mai successo, se un giorno dirò di essere finalmente soddisfatta della mia vita.
d- la degradante sensazione di non riuscire ad accontentarsi.
Avere il privilegio di pensare solo allo studio per molti anni mi ha dato modo di programmare in modo più o meno preciso la direzione della mia vita. Adesso che non avrò più esami da preparare, sostenere e superare, mi trovo ferma tra il tutto e il niente con tanti obbiettivi sparsi e nessuna convinzione di riuscire a raggiungerli. Non so come si fa con la vita vera e propria in un momento in cui mi dovrò gradualmente e dolorosamente staccare completamente dai miei.
L'incertezza è la mia personale sfortuna e potenzialmente il mio più grande nemico, d'ora in poi.
venerdì 13 settembre 2019
giovedì 29 agosto 2019
ANDARMENE
Andarmene

con una valigia piena
e una promessa
negli occhi
di rendere nulla
la lontananza.
Andarmene
col cuore appeso
e i silenzi
negli sguardi
che si salutano in fretta
quasi con noncuranza.
Preparerò
una valigia
di mattine dolorose
per portarle
via
e abbandonarle
sul ciglio della strada.
Ma lascerò
qui
la luce arancione
delle tende
ad aspettarmi,
come ogni volta.
28/08/2019
venerdì 24 maggio 2019
FLEABAG
Le famiglie disfunzionali esistono ovunque: oggi mi ha colpito in pieno questa consapevolezza mentre guardavo Fleabag. Rendermi conto di una cosa tanto banale mi ha dato un accenno di serenità in più che mi mancava. Le famiglie disfunzionali esistono ovunque, altri lo sanno nascondere bene, altri non riescono a nascondere l'evidenza. Fleabag è improntato su questo concetto ma anche sul convivere con una solitudine immensa che le urla e le scenate non riescono a riempire mai, non sembra avere origini e vive con te nelle giornate apatiche della tua vita mettendo piano piano le sue radici insieme ai sensi di colpa e soprattutto alla nostalgia, quest'ultima probabilmente tra le cause della sopracitata solitudine che nessuno si sa mai spiegare. Bramare un contatto fisico, convivere col terrore di svegliarsi ogni giorno da soli. Innamorarsi di qualcuno che finalmente ci ama nel modo in cui pensiamo di meritare, qualcuno che nota le nostre momentanee assenze fuori dal mondo ed è disposto ad avventurarvisi insieme a noi. Ma il tempo non è mai buono o clemente, essere innamorati al posto giusto nel momento giusto è una fortuna che può capitare pochissime volte nella vita.
Di tutto questo calderone di tentativi per stare al mondo, rimane a galla nient'altro che la cara immortale speranza. Anche quando non vorremmo in realtà ci proviamo sempre, un respiro dopo l'altro.
Io vivo per chi scrive delle sceneggiature da Dio e le interpreta pure da sé: per me è la forma più alta di talento e tentare di raggiungere almeno un centesimo l'onestà di chi riesce a farlo così bene è il sogno primo della mia vita.
Di tutto questo calderone di tentativi per stare al mondo, rimane a galla nient'altro che la cara immortale speranza. Anche quando non vorremmo in realtà ci proviamo sempre, un respiro dopo l'altro.
Io vivo per chi scrive delle sceneggiature da Dio e le interpreta pure da sé: per me è la forma più alta di talento e tentare di raggiungere almeno un centesimo l'onestà di chi riesce a farlo così bene è il sogno primo della mia vita.
Fleabag di Phoebe Waller-Bridge, con Andrew Scott. Seconda stagione.
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