Seguono i miei momenti preferiti della S7 di Game of Thrones, appena conclusa. Ovviamente Spoilers.
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Quando Arya arriva a Winterfell dopo tanto tempo e si guarda intorno.
Quando Jon incontra Daenerys per la prima volta. Ricorderò sempre il modo in cui lui la guarda, a separarli un'atmosfera pregna di parole.
Quando Jaime cade in acqua, sprofondando sempre di più. Ho passato una settimana a chiedermi se il peso della mano d'oro e dell'armatura non lo sfavorissero nella risalita. Per fortuna che Bronn esiste.
Quando Jon sembra arrendersi ma poi arriva Daenerys bella come non mai.
Quando Tyrion rivede Cersei dopo una vita e la guarda in un modo così rancoroso che mi ha reso felice.
Quando, quasi in lacrime, le ordina di farlo uccidere dalla Montagna.
Quando Ditocorto finalmente muore e mi fa passare dalla gioia alla tristezza in due secondi.
Quando Theon abbandona Reek per ridiventare se stesso.
Quando Jaime se ne va per non voltarsi mai più. Quel fiocco di neve che si posa sul suo guanto.
Quando inizia a nevicare ovunque.
Quando Arya e Sansa finalmente fanno le persone adulte e uniscono le loro forze in nome di Ned Stark, sempre presente nei loro cuori, sempre nella neve.
Quando Jon bussa alla porta di Daenerys e subito si pente. E poi lei apre e non c'è più via di ritorno.
Quando Bran scopre che il suo vero nome non è Jon Snow, ma Aegon Targaryen: è lui l'erede al trono.
Ho una stanza piena di libri, che mi fanno sentire al sicuro: niente mi fa sentire al sicuro quanto il circondarmi di libri, di parole.
C'è così tanto da immaginare, quando alzo gli occhi e mi fermo a fissarli senza un'apparente ragione.
Penso ai libri che ho comprato e che non sono riuscita ancora a leggere, penso al momento in cui loro mi troveranno di nuovo. Ad un certo punto nel mio futuro, ci sarà quel momento che mi farà allungare la mano verso quel libro non ancora iniziato. Penso al modo in cui mi cambierà la vita.
Ci sono stati libri che ho letto quando ero una ragazzina e che non ho compreso né apprezzato, per le più svariate ragioni. Quegli stessi libri, riletti in tempi recenti, sono diventati i miei preferiti. I loro autori, gli autori della mia vita.
Alzo gli occhi, senza una ragione apparente e mi si riempie il cuore di chissà quante possibilità di essere nuovamente salvata. Ho una stanza piena di libri e non sono mai sola.
I Cigarettes After Sex sono stati una scoperta sublime di questa prima metà del 2017. Al momento sto ascoltando Apocalypse, una canzone che mi ricorda tantissimo le ambientazioni di Mr. Robot. Giuro. Più l'ascolto, più mi vedo davanti Elliot Alderson impegnato in una scena super slow motion mentre tira a sé Angela e la bacia e-- sto divagando. Può semplicemente essere che mi manca un botto Mr. Robot e ogni giorno sempre di più non vedo l'ora di avere la terza stagione davanti agli occhi.
Ad ogni modo, non volevo parlare proprio di Mr. Robot. O dei Cigarettes After Sex.
Volevo parlare del fatto che oggi, dopo tanto tempo, ho ripreso l'agenda dove dall'inizio di quest'anno fino al 12 Aprile, ho registrato i miei giorni. Un piccolo esperimento che potesse sostituire quello dell'anno scorso: filmare un secondo al giorno, alla totale insaputa di tutti. Nessuno ha mai visto tutto il mio 2016 montato in un video da qualche parte nelle mie cartelle. Non so quale occasione io stia aspettando per mostrarlo ai miei amici, visto che sono stati una parte enorme dello scorso anno.
Ad ogni modo: il mistero dell'agenda che si ferma al 12 Aprile.
Ho passato questa prima metà dell'anno in una condizione di forte stress emotivo e fisico. Una serenità che sembrava sparire dalla faccia del mio mondo. Non ripercorrerò le difficoltà fisiche e morali che ho dovuto vivere e superare. La mia agenda si ferma al 12 Aprile, quando ho deciso di lasciarmi andare e non sentire più l'incombenza urgente di registrare tutto. Gli ultimi tempi mi avevano veramente aperta in due dallo stress (continuo a usare la parola 'stress' per evitare di menzionare i pianti di ogni lungo interminabile giorno e il desiderio che il sole non si levasse più, ogni mattina...) e quando sono riuscita a ritrovare uno spiraglio di sanità mentale, mi ci sono aggrappata fortemente, e ho lasciato andare tutto il resto. Tutte le urgenze, tutte le incombenze, tutta la fretta dietro. Così solamente, ho potuto riprendere in mano la mia vita e rimetterla piano piano in carreggiata.
Adesso posso dire di essere sopravvissuta a quasi sei mesi di puro delirio psicologico, grazie al cielo.
Lasceremo di nuovo casa, tra qualche giorno. Ci stiamo rimaste per due anni e alla fine mi ci sono affezionata, nonostante pensavo non potesse mai battere l'amore della prima indimenticabile casa insieme. Non l'ha battuto, ma ci è andata molto vicina. Quanto abbiamo riso, bevuto, parlato, condiviso, anche in questa casa. I traslochi mi sfiancano sempre. Anche se stavolta ero più preparata all'impatto emotivo, essendoci già passata, non sono riuscita comunque a reprimere quel piccolo groppo in gola mentre riponevo i miei soprammobili nelle scatole.
Le nostre strade hanno iniziato a dividersi, ma non mi fa male scriverlo. So che siamo passate in mezzo al fuoco insieme e siamo sopravvissute insieme. So che ci saremo sempre l'una per l'altra, non importa dove o come, vicine o lontane. Le mie ragazze saranno sempre la mia casa, in qualunque posto. E io sarò sempre la loro.