domenica 4 dicembre 2016

LOST IN TRANSLATION


A ventiquattro anni suonati ho deciso finalmente di perdere tempo e guardare Lost In Translation, da me sempre collocato nella lista dei film da guardare assolutamente, ma che per ragioni di forza maggiore non ero mai riuscita. Oggi i sedicenni ci crescono con questo film, scherziamo, sono arrivata assolutamente in ritardo e me ne dolgo, ma io non funziono come la gente normale purtroppo.
Lost in Translation mi ha -in quest'ordine- fatto desiderare di: avere il sorriso di Scarlett Johansson + voler passare tutte le notti dei miei vent'anni in mezzo alla movida giapponese o a guardare il tramonto in una camera d'albergo a molti -esimi di piano.
Ci sarebbe pure Bill Murray, ovviamente, di cui mi rimarrà sempre impressa la passeggiata sul ponte della nave in The Life Aquatic With Steve Zissou, quando scopre di avere un figlio, ma ce l'ho con lui perché mi mette sempre una malinconia dentro solo a guardarlo in faccia.
Lost in Translation è irrisolto, alla luce dei miei ventiquattro anni, come lo sono in questo momento io e so per certo di non essere l'unica. Mi sono informata e per quanto mi riguarda, anche questa volta hanno un po' cacato sulla traduzione del titolo... L'Amore Tradotto? Che mi rappresenta? L'amore tradotto dai gesti? Dagli sguardi, dal silenzio? Non lo so, io ho visto due persone perse in un posto immenso, insicuro ed instabile, traduzione dei rispettivi stati d'animo. Io ho visto due persone che hanno scelto di salvarsi dalla noia e dalla fuga per darsi una possibilità in più. Quindi preferisco il titolo originale, anzi penso che bisognerebbe istituire un corso in "traduzione dal titolo inglese senza far perdere di senso/significato il film", ci sarebbe di che parlare. Dove si firma che lo voglio seguire e diventare super espertissima che alla prossima traduzione brutta partono le denunce.
La scena finale mi è sembrata così giusta, seppur in quel momento avessi nel petto i pesciolini che cozzavano nella malinconia più densa. Ho tirato un silenzioso sospiro di sollievo, quando sono apparsi i titoli di coda.


THE LUMINEERS / SLEEP ON THE FLOOR


Adoro questa canzone e ho adorato questo video, perché inizia e segue quel filo malinconico che è l'amore. Come fa tutto l'album, Cleopatra.
Sleep on The Floor, ha il sapore di cosa realmente sia un'avventura, cosa sia l'ignoto della strada, intesa come la vita. La mattina ti svegli e pensi "chissà se stanotte dormirò nel mio letto?". Ti mostra come sarebbe potuta andare la tua vita, com'è andata, come andrà e non esattamente in questo preciso ordine: l'ordine non è contemplato qui. Il tempo è tutto lecito. Ci sono le due facce della Realtà e delle Aspettative e ci sei tu che realizzi che non potrai mai vederle nello stesso momento, insieme: la vita non te lo lascia fare. Ci sono i rimpianti e la speranza di un perdono verso se stessi, qualunque cosa sia successa.
Allora, a mio parere, senza banalità, è meglio vivere e lasciarsi camminare. Andare avanti, prendere tutto e accettare tutto. Anche le cose che non si comprendono. Anche il tempo.

sabato 3 dicembre 2016

BIFFY CLYRO / RE-ARRANGE


Nel lontano 2014 dichiaravo che -testimoni tutti- concedevo ufficialmente le redini della mia sanità mentale ai Biffy Clyro perché in quel periodo solo le loro canzoni mi calmavano. Un po' quando non ho voglia di sentire niente, ma allo stesso tempo ho bisogno di sentire qualcosa quindi cerco i rumori della pioggia su google e ogni volta faccio un salto per lo spavento, quando l'audio parte. Ecco, per il malumore e il mal di testa io facevo partire i Biffy.
Non sono una cultrice di questa band, conosco giusto quelle canzoni che hanno ricevuto l'alto grado di "mamma mia che bella". Una di queste è Re-Arrange, che fa parte del nuovo album, Ellipsis (che io divorerò potete starne certi) di cui mi sono innamorata sin dall'uscita del lyric video. Già ai primi ascolti la sentivo come un mattone che ti colpisce piano sul petto, ripetutamente. Poi è uscito il video originale e vabbè ciao.
Simon Neil mi ha sempre dato la sensazione di qualcuno che si siederebbe con una bottiglia di birra ad ascoltarti col sorriso, mentre gli racconti che ogni tanto ti chiudi in camera e giri su te stessa fino a perdere i neuroni buoni che ti erano rimasti. Perché anche questo ti fa scaricare la tensione. E lo farebbe esattamente come uno che ti capirebbe e non ti giudicherebbe.